Taggare amici con l’App di Facebook per Windows Phone

Questo non è il solito riassunto di qualche libro come gli altro post di questo forum, è solo un post che spero aiuti qualcuno che ha avuto il mio stesso problema…

Questo è il problema: essendo abituato all’app di Facebook per Android, mi aspettavo che scrivendo le prime lettere del nome di un mio amico, comparisse un menu a tendina che permettesse di taggare l’amico, come appunto avviene su Android. Invece sull’App di Windows phone questo non avveniva, e non sapevo come taggare amici nei commenti e nei post.

Per avere lo stesso risultato su Windows Phone, bisogna scrivere @ prima della prima lettera dell’amico che si vuole taggare. In questo modo compariranno in basso gli amici i cui nomi iniziano con le lettere digitate, e sarà possibile taggarli su commenti e post. Spero siate impazziti su questa cosa meno di quanto ho fatto io!

Windows Phone 8. Guida all’uso

Tag people on Facebook App for Windows Phone

This is not a summary as the other posts of this forum. But I hope to help someone who encountered the same issue of mine.

This is the issue: I was accustomed to using Facebook App for Android. In Facebook App for Android, you write the first letters of a friend of yours and the autocomplete menu appears, allowing you to tag your friends in comments and posts.

In Windows Phone it does not. In order to have the same outcome, you need to write @ before the first letters of the friend you want to tag. In this way, the autocomplete menu will appear. Enjoy.

Windows Phone 8. User Guide

Suggerimenti e trucchi per MongoDB: 50 Tips and Tricks for MongoDB Developers di Kristina Chodorow

Dopo questo articolo di più di un anno fa, oggi torniamo a parlare di MongoDB.

In particolare parleremo di questo libro: 50 Tips and Tricks for MongoDB Developers
mongodbtricks
Questo breve libro racchiude dei consigli, corredati di esempi, su come utilizzare il database NoSQL MongoDB in modo corretto. Può capitare ad esempio che essendo abituati all’utilizzo di database relazionali, questa abitudine si rifletta sul nostro modo di utilizzare MongoDB: al contrario questo tipo di database è profondamente differente, e va utilizzato dimenticandoci o quasi tutto ciò che sappiamo sui database relazionali.

Esempi dei suggerimenti dell’autrice del libro:

  • Quando embeddare un’informazione? Quando invece inserirla in un documento a parte? Domanda complessa, l’autrice esamina quelli che sono tutti i parametri che vanno presi in considerazione durante questo processo decisionale: prendendo la decisione di embeddare delle informazioni, cioè incorporarle tutte in un sottodocumento, si accettano possibili inconsistenze (anche solo temporanee, ad esempio bonificabili ad intervalli di tempo fissati tramite script batch) ma si ottengono performance migliori, dato che non sono necessarie query extra per recuperare questi dettagli. Altri parametri sono poi presi in considerazione, come numero di letture vs scritture (è sconsigliato embeddare un campo che cresce molto, ad esempio un array con centinaia di documenti, dato che l’operazione di append di sottodocumenti è poco efficiente)
  • Best practices quali l’inizializzazione dei campi previsti anche quando inizialmente sprovvisti di valore, spiegata dal punto di vista prestazionale, e l’operazione affine di preallocazione dello spazio quando è previsto che un documento crescerà considerevolmente già al momento della sua creazione
  • Array vs documents quando sono intercambiabili? Quando non lo sono? E perchè? (Nell’ambito delle ricerche, se sappiamo cosa cercare meglio un document, quando invece dovremmo scorrere tutto la situazione si capovolge ed è consigliato l’utilizzo degli array)
  • MongoDB offre funzionalità avanzate ($where, altre funzioni logiche esprimibili in JS), ma non significa che dobbiamo abusarne, anzi il loro utilizzo viene sconsigliato nel libro tranne quando indispensabile.
  • Cosa si cela dietro gli oggetti ObjectId ? Quando utilizzarli e quando invece preferire un identificativo proprio?
  • Il fatto che siano presenti le references non significa che dobbiamo usarle come fossero “JOIN”, andando a ricostruire un modello relazionale sopra MongoDB: soprattutto da un punto di vista relazionale sono sconsigliate: si tratta di query doppie in fondo, da evitare a causa delle povere performance.

Nei prossimi giorni ulteriori esempi tratti dal libro..

A tutorial – Servlet & JSP – terza parte

Servlet and JSP

A tutorial: Servlet & JSP

Servlet & JSP: a tutorial è l’unico libro che ho trovato che parlasse esplicitamente di Servlet 3.0 e JSP 2.2, fin dalla copertina. All’interno del libro vengono spesso evidenziate le novità appunto apportate da questa versione delle due tecnologie in poi (attualmente non sono le ultime disponibili, con Java EE 6 sono state rilasciate le versioni 3.1 delle specifiche Servlet e 2.3 delle specifiche JavaServer Pages, ma non ho trovato libri più aggiornati).

Se desiderate approfondire l’argomento, è possibile comprare il libro in versione cartacea o
versione Kindle su Amazon (in lingua inglese). Personalmente ho acquistato la versione Kindle perchè, a differenza di altri libri dove la differenza è trascurabile, qua la versione kindle costa 1/4 dell’altra.
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